Fondazione Arturo e Marguerite Lang



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Arturo Lang, alcune informazioni sulla sua persona



Arthur Lang, nato a Baden il 15 maggio 1899, da padre svizzero tedesco e madre patrizia di Lugano, secondo di 4 fratelli, perse il padre a cinque anni. Crebbe in un'atmosfera tipicamente ticinese, tanto che a sei anni non parlava ancora tedesco. La mamma gestiva un negozio di alimentari e lui doveva spesso aiutarla. Il suo unico divertimento era il gioco del calcio; fra i suoi ricordi più belli ricordava le vacanze a Lugano, dal nonno, che era veterinario e aveva una fucina da maniscalco in Via Pretorio.

Sua madre tornò in Ticino quando egli aveva 16 anni.

Il giovane Arthur frequentò le scuole elementari e secondarie a Baden e in quella città assolse il suo apprendistato bancario presso l'Aargauische Kreditanstalt. A 19 anni gli si presentò l'occasione di andare a lavorare a Milano, al Credito Italiano, dove rimase per quattro anni. Ne seguirono altri quattro in Inghilterra, ove conobbe anche la sua futura sposa. Nel 1927 entrò quindi all'Unione di Banche Svizzere a Zurigo, banca alla quale rimase poi fedele per tutta la vita, sino al 1968, momento in cui potè godere del pensionamento.

Con grande soddisfazione tornava con la memoria agli anni Trenta. Era molto fiero dei compiti speciali che aveva potuto assolvere prima della guerra quando già c'era la persecuzione degli ebrei. Il suo raggio d'azione era nei Balcani. Nell'ascoltarlo quando raccontava gli avvenimenti dell'epoca faceva dimenticare il tempo e respirare un'atmosfera quasi da agente segreto.

Era un appassionato della montagna. Nel suo tempo libero amava fare passeggiate nella natura e percorrere la Svizzera in lungo e in largo. Durante le vacanze, in genere di due settimane, faceva camminate in montagna, con il sacco in spalla, giaciglio di paglia per il riposo e vitto semplice, dalla "gamella". Quante volte si disse felice di avere vissuto in un periodo che non dava importanza ai safari e ai grandi viaggi in Estremo Oriente per essere "in". Un'altra sua grande passione era quella del calcio: infatti, fino alla fine dei suoi giorni, seguì con interesse le vicende dei suoi club preferiti.

Aveva poi una grande passione per l'arte, in tutte le sue espressioni ed era fermamente convinto dell'opinione che bisognava aiutare e incoraggiare gli artisti viventi.

A 50 anni venne a Lugano, all'Unione di Banche Svizzere, che contava allora 45 dipendenti, direttore incluso, come usava dire sorridendo e con un sottile velo di ironia. Tornare in Ticino, in quel Ticino che amava intensamente, era stato per lui la più bella cosa che gli avesse potuto capitare. Disponeva di un carattero da "svizzero tedesco" per quanto riguardava il lavoro, la tenacia, la diligenza, la puntualità e un alto senso di responsabilità, ma aveva la capacità di immedesimarsi in ogni situazione, l'apertura mentale verso tutto quello che è bello, il vivere e lascia vivere dei ticinesi; con il passare degli anni la sua indole latina si manifestò sempre più.

Diede un nuovo assetto alla banca a Lugano e fu felice di poterla abbellire con le opere di Remo Rossi, Alberto Salvioni e Felice Filippini.

A 68 anni si ritirò a meritata quiescenza e fu allora che poté dedicarsi alle amicizie, alla sua casa e al suo giardino abbelliti da sculture.

Non era un uomo che teneva molto alla vita di società, ma la sua casa era sempre aperta. Procurare una gioia a qualcuno lo rendeva felice. Era tutto sommato un uomo timido che non aveva molte pretese. Apprezzava la buona tavola e trascorreva volentieri alcune ore al grotto, anche se constatava con dispiacere che di grotti veri ce n'erano sempre meno.

Morì a Lugano l'11 marzo 1980.




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